Relazione ultimo viaggio….

 

  1. Il gruppo (eravamo 11): ottimo! Persone diverse, provenienti da situazioni e luoghi diversi. Abbiamo condiviso, come sempre, fatica, gioia, entusiasmo ed affetto. Ora stiamo condividendo, come sempre, nostalgia e desiderio del ritorno di nuovo insieme, in Africa.

 

  1. La scuola: abbiamo parlato con S.  Aline. Gli alunni dell’ultima classe, 19, tutti andranno al College (nostre medie) a Sokpontà.

Per le eventuali difficoltà finanziarie pare che al momento non ce ne siano se non per le 7 bambine del convitto. Continueremo a provvedere noi, nel caso i genitori adottivi vogliano chiudere qui la loro collaborazione, come da impegno assunto.

Ci siamo resi conto dell’enorme potenziale umano che abbiamo a disposizione con la scuola. Non vuol dire ‘materiale’ manipolabile a nostro piacimento, ma semplicemente potenziare enormemente l’ascolto di essi, dei loro bisogni insieme con i loro genitori laggiù, per scoprire e mettere in atto gli interventi necessari ad una crescita umana autentica e completa: per loro e per noi.  

Ora che abbiamo raggiunto un stadio importante anche dal punto di vista della sanità, bisognerà assolutamente metter mano a progetti vari per la scuola. Per cui ben venga la spedizione delle responsabili per novembre c.a. a Sokpontà: bisognerà instaurare un nuovo percorso anche con gli insegnanti di laggiù.

  1. L’ospedale: è sempre usufruito alla pari anche dagli adulti. Le difficoltà nell’avvio con i soli bambini: l’abbiamo chiesto anche all’equipe medica. Pare che un ostacolo molto potente sia il fatto del pagamento: deve entrare piano piano la convinzione che chiunque si presenta all’ospedale verrà preso in carico con tutte le attenzioni e la professionalità a disposizione; non si manda via nella maniera più assoluta nessuno (Tutti i bambini devono essere curati!) e che se non c’è la possibilità di pagare, ci accontentiamo di un semplice ’pagherò’ e questo è quello che sta già avvenendo con S. Eulalie, S. Stefanie bravissime nell’amministrare il tutto.

Purtroppo per questioni anche di regolamento governativo non possiamo reclamizzare pubblicamente la gratuità.

Un’altra difficoltà sembra sia la mancata informazione dell’esistenza della nostra struttura. Nonostante la radio, pure caruccia assai! Il collega pediatra, dott. Thiery, Direttore Sanitario,si è offerto per fare un giro presso le strutture dispensariali pubbliche per illustrare la funzione dell’ospedale sottolineando che non è un semplice dispensario in concorrenza con gli esistenti, ma una struttura di livello superiore a cui indirizzare casi da ospedalizzare di una certa gravità.

Verrà fatto pure un tam tam attraverso le omelie dei parroci nelle varie parrocchie: di questo se ne occuperà s. Eulalie.

         Riunione con il personale: nulla da rimproverarci. Chiedono ed hanno       

        già ottenuto il contratto secondo le regole del governo Beninese. Ci è  

        stata chiesta una terza infermiera per alleggerire i turni.

  1. Un’ altra cosa molto importante!

Ci siamo incontrati con il vice sindaco del Comune di Glazoue, di cui fa parte l’arrondissement di Sokpontà (composto da 11 villaggi).

Il tema ‘cosa fare per collaborare allo sviluppo del territorio dal punto di vista agricolo, artigianale, commerciale …’, che poi è l’ultima tappa dell’intervento dell’ABBRACCIO. Naturalmente l’incontro era solo a scopo esplorativo. L’ho sottolineato bene in modo da non creare equivoci di interventi nell’immediato: ora non ne abbiamo assolutamente la possibilità

Il giovane ha compreso e abbiamo discusso valutando diverse opzioni: dalla produzione della manioca, al riso, al mais…

Si è poi arrivati ad enucleare come possibile progetto realizzabile, secondo lui, la produzione e la trasformazione della soia: è un’ipotesi!

Lo abbiamo invitato a mettere giù un progetto dalla A alla Z. le varie tappe, le necessità di personale, attrezzatura, gli attori e i beneficiari in che misura e modalità di collaborazione tra di loro e noi, le ricadute ecc.. insomma, una cosa completa e descritta minuziosamente.

Ha accettato l’invito con la promessa che ci farà avere il tutto.

È bene che siano proprio loro gli attori principali di ogni e qualsiasi progetto che li riguarda: a noi l’ascolto, la riflessione insieme, la contrattazione, le scelte condivise nel rispetto reciproco assoluto. 

  1. Abbiamo rifatto l’esperienza delle visite nei villaggi: dovremo rivedere l’organizzazione. Siamo all’unanimità rimasti delusi e anche, perché no, addolorati, nel dover mandare via, per mancanza di tempo e di energia, molte persone che magari avevano fatto qualche km. per farsi visitare da un medico: unica occasione forse, della loro vita che falliva. Non succederà più! Ci organizzeremo in modo che tutti possano avere una risposta: a costo di fare meno villaggi.

6. Si sta cominciando a mettere in moto una nuova iniziativa di collaborazione con gli studenti di medicina dell’università di Torino, attraverso la nostra studentessa Veronica. Ci hanno chiesto come loro associazione di poter partecipare alle nostre missioni due per volta. Oltre a questo chiedono di essere seguiti dal nostro personale medico. La cosa è molto interessante e ci piace molto. Abbiamo assicurato la nostra assistenza specifica: non c’è spedizione che non ci sia almeno uno di noi medici presenti, per cui già a novembre è molto probabile che avremo due di loro con noi.

ABBRACCIO AI VICINI

Proseguono gli incontri tra le varie associazioni di Fubine per mettere insieme un progetto di PROMOZIONE AL VOLONTARIATO.

Ne siamo lo stimolo e il motore, per ora.

Ricordo che l’obiettivo principale di tutto questo lavoro è quello di creare più occasioni possibili per dare la possibilità a tutti, giovani  adulti e anziani, di comunicare, di intessere delle relazioni per poter uscire dall’isolamento, situazione diffusa e costante nei nostri giorni.

Si sa che l’isolamento porta alla morte delle relazioni, anzi lo è già. La conseguenza è l’asfissia. La mancanza di ‘ossigeno’ è uno stimolo molto potente per cercare soluzioni anche estreme, veri surrogati di un bisogno non soddisfatto, che portano non alla crescita umana ma alla distruzione della persona e alla disperazione.

L’uscire da se stessi, difficilissimo, e l’apertura agli altri è l’unica via d’uscita ed è l’unico strumento adatto per poterci realizzare veramente come esseri umani e raggiungere la gioia e la felicità.

Concretamente:

  1. Metteremo al servizio della popolazione, della nostra comunità, un telefono unico ed una sede ove rivolgersi per qualsiasi necessità e disagio: vedremo di dare una risposta nei limiti delle disponibilità presenti nel nostro paese. C’è bisogno di volontari che aiutino a tenere aperto la sede per qualche ora al giorno: per incontrare e per ricevere le telefonate di aiuto.
  2. Tutti i giovedì dell’estate, faremo diventare la piazzetta ex Bar Centro, un salottino. Ci sarà buona musica, due dita di malvasia, la torta o il gelato e soprattutto la voglia di scambiare due parole con chiunque abbia voglia di comunicare e stare insieme.
  3. Il gruppo dei giovani sta lavorando per predisporre un questionario da somministrare a tutti i coetanei di Fubine per esplorare i veri e i vari bisogni presenti: dopo si valuterà come procedere, anche se un progetto legato ad un bando della Provincia , è già presente.