La mia esperienza

Mi è stato proposto più volte di andare in Benin a collaborare con l’Associazione “L’Abbraccio” : quest’anno mi sono convinto e ho accettato!!

Avevo alcune perplessità su quello che saremmo andati a fare nell’ospedale, su come avremmo impostato il lavoro, se e come avremmo  potuto essere utili.

Forse non mi rendevo conto di come fosse veramente la situazione in loco. Trascorsi i primi giorni, ho capito come erano organizzate le varie attività.  

Abbiamo lavorato tanto, molte ore consecutive , ma ero soddisfatto del lavoro svolto, mi rendevo conto che durante gli ambulatori e le visite mi sentivo coinvolto in modo diverso rispetto alla quotidianità e allo stesso tempo mi sentivo utile, perché aiutavo persone che davvero avevano bisogno.

Tutti erano gentili e pronti a collaborare, guardavamo verso un’unica direzione: aiutare, aiutare il più possibile. Anche il personale dell’ospedale era molto disponibile e le suore ci hanno accolti con molto riguardo.

I risultati sono stati soddisfacenti, ma la cosa che mi ha gratificato più di tante parole sono stati gli sguardi delle persone e dei bambini soprattutto, che ringraziavano col sorriso negli occhi.

Questa realtà mi ha segnato profondamente, più di quanto che mi aspettassi, per fortuna non ero solo e fin dal primo giorno ho potuto condividere con i miei compagni di “avventura” queste mie sensazioni.

Quando siamo partiti conoscevo solo poche persone, ma il viaggio ha  rimediato. Mi sono trovato subito a mio agio e tutti abbiamo legato facilmente: ho trovato amici più di quanto mi sarei aspettato.

Abbiamo lavorato molto, ma ci siamo anche divertiti: era confortante ritrovarsi in alcuni momenti della giornata a chiacchierare o a raccontarsi momenti, emozioni o tragedie appena vissute. Così si è creato un gruppo di amici e collaboratori che ancora adesso si tengono in contatto perché è sempre piacevole ricordare i momenti vissuti insieme.

Tutto ciò che abbiamo dato in opera, in attività lavorative e in cure è stato fatto con sentimento, ma ciò che abbiamo portato a casa come valori è stato un vero e proprio bagaglio di emozioni, ricordi, umanità e aiuto verso il prossimo materialmente povero e bisognoso.

Mi auguro che altri medici e volontari facciano la mia stessa scelta e mi impegno a fare pubblicità e opera di convincimento con colleghi ed amici.

È un’esperienza che consiglio vivamente a tutti, perché non è necessario essere medici per aiutare queste persone, che si meritano molto di più di quel poco che la vita gli ha dato.

 

Enzo Capra